Cosa è il MuBaSS?
Il Museo della Basilica San Sebastiano è ubicato nei locali attigui alla sacrestia monumentale dell’eponima Basilica acese.
Partendo dagli interni barocchi dell’edificio chiesastico, con le tele e le decorazioni di marmi e stucco, si prosegue verso le quattro sale in cui sono esposti circa duecento pezzi tra argenti, paramenti e piccole sculture lignee.
Esso vuole raccontare, attraverso un percorso legato a argomentazioni ben precise, il legame tra devozione, culto, arte e artigianato che ha fatto grande nei secoli passati la Città di Acireale e che trova all’interno della Basilica una delle sue massime espressioni.

Evoluzione storica
La prima idea di museo parte negli anni ‘90 del ‘900, grazie all’interessamento dell’allora Decano della Basilica, nonché direttore dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Acireale, Mons. Giuseppe Sciacca, con il restauro della cripta settecentesca ubicata sotto i tre altari principali della chiesa. Il locale era ormai da anni non utilizzato e semi abbandonato. I lavori di restauro, finanziati dalla Regione Siciliana e dalla Provincia di Catania, e guidati dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Catania, hanno permesso il recupero funzionale degli spazi grazie all’abbattimento di muri posticci, la realizzazione di una nuova pavimentazione in stile siciliano con l’utilizzo di piastrelle in cotto e inserti in pietra lavica liscia e bocciardata. In seguito ai lavori sono stati anche riportati alla luce e ripuliti alcuni dipinti murali originali della struttura antica. Di fatti la denominazione cripta è inesatta perché la stessa era in effetti una antica cappella sotterranea in cui si esercitava il culto al Santissimo Ecce Homo. L’altare in marmi policromi in cui era inserita la statua del Titolare era posto nella parete principale della struttura per essere poi demolito e venduto negli anni ‘50 del ‘900 ad una chiesa di un paese pedemontano dell’Etna.
Finiti i lavori di restauro, sono stati collocati, all’interno degli spazi della cripta, delle bacheche in legno e ferro per ospitare la collezione sacra, paramenti e argenti.
Contemporaneamente, sono stati realizzati, in una sala attigua alla sacrestia, dei lavori per una prima esposizione degli argenti. È stata messa in opera una grande vetrina in ferro e vetro dentro cui sono stati inseriti i pezzi più preziosi dell’intera collezione di argenti. Questa è stata finanziata dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal Credito Siciliano ed inaugurata nell’anno Santo del 2000.
Il 5 aprile del 2003 è stato invece inaugurato l’intero percorso museale comprendente la Basilica barocca, la cripta e la sacrestia con la sala del tesoro.
Nel corso degli anni, ci si è resi conto che la cripta presentava molte criticità dovute alla non facile accessibilità e ad agenti esterni, tra tutte maggiormente problematica era la presenta di umidità. Di conseguenza risultava rischioso continuare a far permanere i diversi preziosi manufatti all’interno della struttura sotterranea, perché potevano danneggiarsi in maniera anche irreversibile. Per tale ragione, il collegio dei Canonici, organismo religioso proprietario del museo, sentito il parere di alcuni tecnici, ha ritenuto opportuno spostare la collezione e allestire lo spazio museale solo nei locali attigui alla sacrestia.
La cripta è stata riallestita e arredata per assolvere ad altre funzioni essenziali per la vita e le attività dell’ente museale, infatti è stata trasformata in una sala per esposizioni temporanee e per usi didattici. È stata dotata di video proiettore fisso con telo motorizzato e un impianto audio di alto livello, adattando quindi la sala a scopi di videoconferenze, proiezioni e concerti.
La nuova organizzazione del museo ha preso corpo quindi, dismessa a tale scopo la cripta, a partire dal 2008, con l’apertura di una seconda sala che serviva per poter esporre i pezzi in maniera più idonea ed organizzata, considerando che molti dei pezzi proveniente dalla cripta sono stati messi a deposito per ragioni di spazio. Per ovviare successivamente alla occultazione dei pezzi precedentemente esposti, si è decisi di aprire una terza sala dedicata esclusivamente all’esposizione dei paramenti sacri e dei tessuti per la liturgia.
Ultima tra tutte l’apertura di una nuova sala nel 2015 per l’allargamento del percorso espositivo e per dare una maggiore visibilità ai pezzi più importanti della collezione.


Finalità, obiettivi, strategie
Quando un ente ecclesiastico decide di rendere visibile e mettere esposto il proprio tesoro è sempre una decisione ponderata e a volte sofferta. I beni che appartengono ad una organizzazione religiosa non sono semplicemente considerabili come pezzi di una collezione, ma certamente vanno considerati come singoli elementi che costituiscono nel loro insieme uno straordinario racconto, legato indissolubilmente a ciò che è il territorio, il popolo, la sua cultura, la sua devozione, la sua tradizione. Qual è allora la valenza, il motivo che spinge una comunità religiosa creare un proprio museo di arte sacra? Certamente il motivo principale non è quindi quello di mettere esposti dei pezzi di grande valore materiale, sebbene in ordine cronologico o tematico, ma è quello di creare nel dialogo con i visitatori un legame intellettuale e culturale, per far conoscere a tutti la propria identità religiosa e sociale, le proprie tradizioni, e nel frattempo, promuovendole si riesce anche a preservarle e tramandarle. Trasmettere quindi a chi viene nel presente e a chi verrà nel futuro, un concetto di identità, che non è solo “archeologia sacra”, qualcosa che fu, ma è vissuto quotidiano, identità culturale di un popolo, che in quelle opere e nell’utilizzo che quelle opere hanno avuto nel corso dei secoli e che hanno ancora oggi, si riconoscono come comunità forte e unita. Una comunità che non si riconosce identitariamente solo per gli aspetti religiosi ma anche sociali, perché infatti nella maggior parte dei casi, ciò che raccontano i singoli manufatti esposti all’interno di un museo di arte sacra, raccontano le storie di vita vissuta di una comunità che non è solo religiosa, ma combacia perfettamente con la società civile e che nel corso dei secoli ha visto più volte intrecciarsi nei diversi momenti storici che le comunità hanno vissuto. Ogni opera racconta quindi storie, passioni, dolori, preoccupazioni, trionfi, sofferenze e vittorie di un popolo, di una comunità che attraverso ciò che ha prodotto si manifesta. Ecco le motivazioni, dunque, che spingono la creazione di un museo d’arte sacra, non l’esposizione di una collezione, anonima, qualsiasi, ma il racconto vero e appassionato della vita di una comunità fatta da uomini. Nello specifico, la Basilica San Sebastiano custodisce numerose opere legate alla devozione che da quasi cinque secoli la città di Acireale tributa al Santo bimartire Sebastiano. Mettere esposte dunque le tele che dalle origini del culto hanno accompagnato le preghiere del popolo, significa ridare identità storica alla gente, così come rendere fruibile il tesoro degli ex voto donati al Santo significa poter narrare a tutti il grande rapporto di amore che in cinque secoli la gente ha voluto dimostrare donando al nume protettore qualcosa di proprio, di personale, per poter mettere un pezzo di se stessi accanto a colui che aveva da quel momento affidato il compito di proteggere la vita e gli affetti.
Anche i numerosi pezzi che riguardano la vita e l’attività delle confraternite testimoniano la presenza di una società che attraverso l’associazionismo religioso riusciva a gestirsi e a regolamentare anche le più elementari attività della cosa pubblica. Tutte queste notizie, così come altre, purtroppo sembrano ormai lontane da noi e quindi il rischio è quello di perderne la coscienza dell’essere stati. Ecco perché allora ha senso la nascita di un museo d’arte sacra, proprio per essere anche in questo caso memoria storica, conservatori fedeli di una realtà che a volte è mutata ma che è fortemente radicata in ciò che è il presente. Cioè, oggi siamo il frutto di quel che eravamo ieri, e le scelte che oggi facciamo sono dettate dalle esperienze passate, o in molti casi, sono l’evoluzione di quel che era il passato vissuto e che oggi sta al passo con i tempi. Il museo diventa garante di questo passaggio, perché ne stigmatizza e ne conserva le diverse fasi evolutive, raccontando passo dopo passo, i vari cambiamenti che rendono antica e sempre attuale la tradizione di una comunità.
Quali sono dunque gli obiettivi che sin dal primo giorno il museo si è prefissato di raggiungere? Come detto non solo quelli espositivi, che hanno pur la loro importanza, ma quelli di poter raccontare al popolo la storia che li ha visti protagonisti, la storia che ha formato la cultura in cui sono cresciuti e di cui sono impastati. Il museo ha come obiettivo quello di poter creare coscienza nella Città di Acireale di ciò che si era e di ciò che si è, perché solo se si conosce bene il passato si può aver coscienza di ciò che è il presente. Prendere coscienza di una conoscenza dell’arte e della cultura artistica che oggi purtroppo si è persa, ma che può servire da sprone per il rilancio culturale e artistico della Città. Un modo per dire a tutti quel che si era e che ancora si può essere.

Gestione della collezione
Sin dal momento della sua fondazione, il museo del Tesoro della Basilica san Sebastiano ha dovuto fare i conti con una problematica importante e assolutamente vincolante: gli spazi a disposizione. Sia nella sua genesi, in cripta, che dopo nelle sale della sacrestia, il carattere dell’esposizione doveva tener conto anche e soprattutto di quelli che erano gli spazi. Nella cripta la presenza di poche bacheche per l’esposizione ma soprattutto l’architettura delle stesse non permetteva la collocazione di numerosi pezzi, per cui si è passati allo sfruttamento anche delle nicchie e delle rientranze delle sepolture presenti nella struttura. All’interno delle bacheche in legno e vetro verticali sono stati collocati alcuni degli argenti più rappresentativi mentre invece, nelle bacheche orizzontali erano esposti alcuni trai preziosi e antichi paramenti sacri custoditi nella Basilica. Al momento in cui l’intero percorso espositivo si è sviluppato attraverso la Basilica, la sacrestia e il museo del tesoro si è dovuto rivedere il criterio di esposizione, ma soprattutto bisognava dargli un concetto, una identità tipologica. Data la misura ridotta delle piccole quattro sale, l’idea che si è avuta è quella di dotare ogni sala di grandi bacheche che, in più di un caso, riescono a coprire una intera parete. Avendo quindi a disposizione questi grandi contenitori e oltre duecento pezzi da esporre bisognava cercare la metodologia migliore per poter rendere fruibile la collezione e risaltare la bellezza dei manufatti esposti. Partendo dalla concezione che non esistevano dei pezzi talmente importanti da dover essere messi in grande visibilità, è stata quindi materia di riflessione la possibilità di usare una tipologia capace di poter creare un percorso omogeneo e nello stesso tempo capace di mostrare l’eterogeneità dell’intera collezione. La tipologia che corrispondeva ai criteri ricercati e che dava forti riscontri anche con quelle che erano le epoche originarie dei manufatti artistici, risultò essere la Wunderkammer.
La Wunderkammer, o camera delle meraviglie, era una tipologia in uso sin dal XIV secolo, molto utilizzata dai collezionisti, appartenenti per lo più a nobile e antiche famiglie, per esporre i propri oggetti preziosi. Consisteva nel riporre insieme tutte le opere all’interno di un unico ambiente, senza un criterio cronologico o tipologico, ma ammassando gli oggetti in maniera casuale. Questi risultavano quindi poco visibili, non perfettamente distinguibili, ma la visione d’insieme era certamente di grande impatto, tale da destare “meraviglia” per l’appunto. All’interno della camera si contrapponevano e si accavallavano dipinti, sculture, argenti e gioielli, opere d’arte di diverse provenienze, i cosiddetti mirabilia, cioè i naturalia e gli artificialia, ossia i materiali preziosi provenienti dalla terra e dal mare e lavorati dagli artisti al fine di produrre manufatti di pregio.
Seguendo dunque questo criterio il museo del tesoro di san Sebastiano ha preso corpo, rimarcando nell’allestimento questa profonda identità. Le prime due sale, caratterizzate dalla presenza di grandi bacheche che occupano una intera parte, ospitano la parte più consistente dell’intera collezione, ovvero gli argenti di uso liturgico, sia legati al culto e alla storica devozione nei confronti del santo bimartire Sebastiano, sia le suppellettili in argento o altro prezioso materiale, per il culto e le officiature dei sacramenti della chiesa. Gli oggetti sono posti all’interno degli spazi in vetrina senza un apparente ordine, in certo modo appaiono ammassati, ma ad una visione attenta, la collocazione delle opere rispetta un criterio di “ordinato disordine”, che nell’alternanza dei livelli e delle profondità, mette più o meno in risalto le opere, creando un gradevole impatto visuale, non rinunciando a carattere essenziale e primario della “meraviglia”. Stesso discorso vale all’esterno delle vetrine espositive, dove è possibile vedere lanterne processionali, piccole statue, poltrone dorate settecentesche e altri oggetti disposti all’intero delle sale, per creare quel senso di opulenza tipica di questa tipologia espositiva. Anche l’esposizione dei paramenti e dei tessuti per uso liturgico segue questo criterio, per cui sono visibili insieme, accavallandosi, paramenti sacri e copri leggii, conopei e stole, scampoli di tessuto e paliotti, creando una sorta di caleidoscopio magico di colori, di tessuti arabescati che vanno dal ‘600 al ‘900, lucenti ricami in oro e predominanti efflorescenze in seta policroma, il tutto in un risultato d’insieme fantasmagorico.
Ruolo fondamentale per la corretta lettura dei diversi elementi e di tutto il materiale esposto, viene giocato dalle didascalie e dai pannelli esplicativi. Ogni bacheca è infatti dotata di un piccolo pannello ove sono elencati, seguendo un ordine di progressione numerica, i diversi singoli manufatti artistici esposti, opportunamente corredati da un numero che richiama l’elenco suddetto. Il visitatore può quindi prendere visione delle didascalie ottimizzate ed immediate rispetto al pezzo esposto, evitando di apporre singole didascalie ad ogni elemento, che potrebbe risultare invasivo nella visione d’insieme della composizione espositiva. Le didascalie sono composte seguendo i criteri museologici moderni, richiamando quindi ove possibile l’autore, il materiale, il secolo di riferimento e la provenienza. I pannelli esplicativi aiutano il visitatore a prendere coscienza del significato dei pezzi esposti, del loro utilizzo all’interno della vita della comunità o delle diverse esperienze liturgiche che vedono le stesse opere protagoniste. Un glossario aiuta l’inesperto visitatore a comprendere le terminologie tecniche utilizzate per chiamare i diversi vasi sacri o i vestimenti liturgici a corredo degli apparati sacri e delle funzioni sacre. Inoltre a dare un’idea immersiva di un cammino a chi si accinge a visitare il museo è la stessa suddivisione delle diverse stanze.
La prima sala è dedicata al culto di San Sebastiano, sono quindi esposti tutte le opere d’arte, oggetti di uso liturgico, dipinti e sculture che raccontano il rapporto speciale che le confraternite, i fedeli, i devoti, il clero, hanno da sempre avuto nei confronti del Santo martire e che proprio attraverso la donazione o la commissione di tali oggetti nel corso dei secoli hanno palesemente dimostrato. Degni di nota, tra tutti, gli ex voto, testimoni silenziosi di un intimo rapporto tra il devoto e il santo protettore.
La seconda sala espone gli oggetti liturgici o paraliturgici donati o realizzati per rendere dignitosa e ricca la liturgia della chiesa. I vasi sacri per la Messa, i candelieri in argento, cartegloria, piccole sculture, ampolle, decorazioni e crocifissi, tutti oggetti realizzati per rendere sfarzosa la sacra liturgia. Stessa finalità racconta la terza sala che, come detto, espone i paramenti sacri riccamente ricamati in oro ed in seta, o ancora, preziosi tessuti serici damascati o broccati. L’ultima sala, la più piccola, vede invece l’esposizione di quegli oggetti sacri, utilizzati dal concilio tridentino in poi per l’adorazione eucaristica: gli ostensori. Testimoniano la grande importanza che queste suppellettili rivestivano in seno allo svolgimento delle funzioni sacre, per la ricchezza delle decorazioni e la preziosità dei materiali usati e per la presenza delle pietre preziose.
A completare il percorso di visita, c’è in ausilio al visitatore un breve video di presentazione del museo. Attraverso questo strumento il turista o il cultore, che si troverà all’interno del museo, potrà comprendere la storia della Basilica e il rapporto che essa ha con la Città; la devozione che quest’ultima tributa al santo martire Sebastiano, grazie alle immagini delle celebrazioni festive del 20 gennaio, momenti di grande coinvolgimento popolare. Ancora, attraverso il video, si potrà anche comprendere le grandi tradizioni artistiche di Acireale, nel campo della pittura, della scultura e della fattura degli argenti, di cui il museo si fa testimone e custode.

La struttura
Le bacheche sono realizzate in ferro e vetro, cercando di ridurre la struttura principale al minimo, in modo da creare il minor impatto per il visitatore. Chiunque si sofferma infatti dinanzi le vetrine espositive deve restare colpito dai pezzi, veri protagonisti del museo, per cui il contenitore non deve avere il sopravvento sul contenuto, ma al contrario, come in questo caso, riducendo al minimo l’invadenza delle strutture laminate e strutturali, si ha una buona visione d’insieme senza distrazioni indebite. A migliorare tale effetto di attenzione verso ciò che è esposto all’interno delle bacheche, è il ruolo che gioca l’illuminazione. Realizzata con supporti di alta qualità, è costituita da lampade a led a luce calda che colpisce gli oggetti in maniera diffusa, creando un effetto soffuso ed evitando di investire in maniera diretta i singoli oggetti, creando sgradevoli risultati finali. Le barre a led diffuse creano invece un effetto omogeneo su tutta la struttura espositiva, senza eccessi di luminosità ma con effetti chiaroscurali che ben mettono in evidenza i diversi livelli di sbalzo delle opere in argento e dei ricami dei paramenti sacri o le plasticità rilevanti delle sculture ad altorilievo e a tutto tondo.
Alcune bacheche, pur conservando la stessa intensità e colorazione luminosa, utilizzano la fibra ottica che, seppur differente tecnicamente, rende all’occhio dell’osservatore un effetto del tutto simile a quello del led. Proprio per questa scelta di luce diffusa all’interno degli espositori, si nota la totale assenza di fonti di luce esterne ad esse, quindi non si rileva la presenza di lampade ambientali all’interno delle sale, che risultano quindi illuminate dalla luce che viene fuori dalle stesse teche.
Uscendo dalle sale del museo del tesoro, prima di entrare all’interno della monumentale Basilica barocca, si sosta all’interno della sacrestia, che corredata da lunghe panche funge anche da zona di riposo. Da questo ambiente si accede anche al piccolo cortile interno, un delizioso affaccio sull’esterno, completamente chiuso lungo le pareti perimetrali da una tettoia che può essere utilizzata all’occorrenza come zona di relax e ristoro al termine della visita del museo.
Dentro la grande sacrestia vi è anche un tavolo espositivo per la vendita di oggetti ricordo del monumento e le opere editoriali che nel corso degli anni sono state realizzate dal museo e dalla Basilica.

Punti di forza e di debolezza
L’attività del museo nel corso degli anni si è arricchita di numerose iniziative, alcune temporanee altre, invece, permanenti. Si organizzano numerose visite guidate dell’intero complesso monumentale, comprendente a volte anche la salita alla torre campanaria. Le visite in alcuni periodi dell’anno si effettuano anche serali, questo soprattutto per agevolare i numerosi turisti, che nei caldi mesi estivi, affollano la città.
Una menzione a parte meritano le attività didattiche svolte con le scuole. Oltre alle semplici visite che le scuole di ogni ordine e grado effettuano al complesso monumentale, è importante evidenziare come con le scuole si è avviato un rapporto di collaborazione che vede la formazione degli stessi ragazzi perché siano capaci essi stessi di essere guide dei loro monumenti. A tale scopo si organizzano laboratori didattici che aiutano gli alunni a comprendere le opere e a saperle esporre. Un progetto importante che vede ancora coinvolte le scuole è la “alternanza scuola-lavoro”, che il museo stipula con diverse scuola della città. Tale progetto coinvolge i giovani delle scuole superiori sia a riguardo della Basilica e del museo ma soprattutto nella realizzazione e nell’accompagnamento alla visita del monumentale Presepe Napoletano che la Basilica custodisce. Il presepe viene realizzato ogni anno nel periodo di Natale e resta esposto sino a gennaio inoltrato presso la cripta. È oggetto di numerosissime visite e i giovani che fanno il progetto di “alternanza” si occupano soprattutto di guidare i visitatori alla scoperta dei numerosi particolari che rendono unico il presepe di tradizione partenopea. Alla fine del progetto, un laboratorio didattico di verifica permette ai giovani di interiorizzare l’esperienza vissuta ma soprattutto di prendere coscienza di ciò che è messo nelle loro mani, in quanto responsabili diretti della buona riuscita della manifestazione.
Oltre questo, il museo, in collaborazione con la stessa Basilica di cui è parte integrante, ma anche con altri enti pubblici e privati, organizza numerose attività culturali, in ambito artistico, musicale e religioso.
Importanti conferenze con personaggi di calibro internazionale e nazionale, concerti di musica sacra e profana. Ospita manifestazioni di grande rilevanza sia culturale che religiosa ed è per tale motivo considerato un polo culturale d’eccellenza della Città di Acireale.
Il museo è da oltre dieci anni socio dell’AMEI, l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, condividendo le diverse iniziative che questa propone per la vita degli stessi musei e partecipando alla vita stessa dell’associazione in maniera diretta in campo regionale e nazionale proponendo e ospitando iniziative di condivisione e scambio con gli altri musei ecclesiastici siciliani e sparsi per l’Italia.